La Cenatio Iovis: una sera nella sala da pranzo di Domiziano
Qualche gradino sopra il grande cortile del Palazzo di Domiziano si trova la sala da pranzo di Domiziano, che i Romani chiamavano Cenatio Iovis, la sala da pranzo di Giove, re degli dèi. Già il nome dice che tipo di serate Domiziano intendeva tenervi, e la ricostruzione a 360° di TimeLens te ne fa vedere una in tutto il suo splendore.

Una sala costruita intorno a un proprio trono
La sala si innalza altissima, con file di finestre in alto che lasciano entrare la luce del giorno. In fondo, la parete si incurva in una nicchia profonda e arrotondata coronata da una semicupola. Quest'abside ospitava i tavoli dell'imperatore e dei suoi ospiti più importanti, e tutti gli altri nella sala guardavano verso di essa, come un pubblico guarda un palcoscenico.
In occasioni come queste i Romani non mangiavano seduti. Si sdraiavano su letti disposti a gruppi di tre, a formare una U intorno a piccoli tavoli rotondi, e il pavimento stesso registra dove apparteneva ciascun gruppo: il suo disegno si divide in settori lungo i bordi della sala, uno per ogni gruppo di letti. Il posto di un ospite nella sala era il suo posto nel favore dell'imperatore, e tutti i presenti potevano vedere esattamente a che punto erano.
Un pavimento fatto dell'intero impero
Il pavimento merita uno sguardo attento. I suoi grandi riquadri rossi, le fasce giallo oro e i dischi grigio scuro provengono da marmi cavati in Egitto, nella Grecia continentale, sull'isola di Chio e in Numidia, nel Nord Africa. Chiunque vi stesse sopra si trovava su una mappa del potere romano tracciata nella pietra. Persino le colonne non sono del tutto ciò che sembrano: alcune sono di granito massiccio arrivato dall'Egitto, altre di calcestruzzo rivestito da una sottile pelle di alabastro, quasi impossibili da distinguere a prima vista.
Su entrambi i lati la sala si apriva su cortili con fontane, così che un'aria fresca e umida scorreva sui commensali anche nell'estate romana, mentre candelabri di bronzo illuminavano la sala man mano che la sera avanzava.
Banchettare tra gli dèi, o nel timore di loro
Il poeta Stazio cenò una volta qui alla tavola dell'imperatore e poi scrisse una poesia su quella serata, paragonandola a un banchetto tra gli dèi. Un'altra storia, riportata da uno storico più di un secolo dopo, descrive un banchetto molto più cupo: Domiziano avrebbe invitato una volta gli uomini più eminenti di Roma a una cena in cui tutto era nero, le pareti, i letti, le stoviglie, con il posto di ogni ospite segnato da una lastra simile a una lapide con il suo nome. Gli ospiti avrebbero trascorso l'intera serata in un silenzioso terrore, certi che non avrebbero visto il mattino, per poi essere rimandati a casa illesi alla fine, ognuno con un dono. Che la storia sia esattamente vera o no, mostra come gli uomini che cenavano con Domiziano finirono per vederlo. La sua ospitalità poteva somigliare molto a una minaccia.
Guarda tu stesso la Cenatio Iovis nell'app TimeLens, poi le sale delle fontane accanto che la mantenevano fresca. Per saperne di più sulle usanze conviviali romane, leggi il saggio del Metropolitan Museum of Art sul banchetto romano.


